Gatto selvatico curato e rimesso in libertà dopo l’investimento. Una storia di cura e di successo nella conservazione della fauna selvatica si è conclusa in Friuli Venezia Giulia con la liberazione di un giovane esemplare di Gatto Selvatico Europeo. L’animale, una specie protetta e difficile da avvistare in natura, era stato trovato gravemente ferito a seguito di un investimento su strada avvenuto in provincia di Gorizia lo scorso giugno. Dopo mesi di riabilitazione intensiva, il felino è tornato nel suo habitat. L’emozione per il successo dell’operazione è stata espressa da Damiano Baradel, responsabile del Centro Recupero Fauna Selvatica ed Esotica di Terranova, il quale ha sottolineato la grande soddisfazione nel poter restituire in piena forma l’animale alla natura.
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Gatto selvatico curato e rimesso in libertà dopo l’investimento: cinque mesi di riabilitazione intensiva
Il giovane Gatto Selvatico Europeo, ritrovato in condizioni precarie e debilitato, è stato subito affidato alle cure specialistiche del Centro di Terranova e dei veterinari dell’Università di Udine. Il percorso riabilitativo è durato circa cinque mesi e ha richiesto attenzioni costanti.
Inizialmente, il gatto versava in uno stato di debolezza ed era poco reattivo a causa delle lesioni riportate. Per favorire il recupero fisico e l’apporto di calcio, si è reso necessario integrare l’alimentazione con ossa frantumate. Il cucciolo ha mostrato miglioramenti progressivi, crescendo fino a raggiungere un peso di circa cinque chili. Con il recupero, l’esemplare è stato spostato in una grande voliera. Qui ha recuperato piena vivacità, reattività e velocità, caratteristiche essenziali per la sopravvivenza in natura, ma che lo hanno reso sempre più complesso da gestire. In questa fase, il personale del Centro ha messo a punto un piano di nutrizione che fosse il più possibile simile a quello che il felino avrebbe trovato nel suo ambiente, favorendone così il riadattamento.
Monitoraggio GPS per la tutela della specie
Prima del rilascio è stata eseguita una verifica genetica che ha confermato l’appartenenza dell’animale alla specie del Gatto Selvatico Europeo, un dato cruciale per le iniziative di conservazione. Sebbene la popolazione sia in leggera espansione, la specie è esposta a diversi pericoli, come il rischio di investimento nelle aree antropizzate e l’ibridazione con il gatto domestico. Per la sicurezza dell’animale e per il monitoraggio scientifico, il gattone è stato munito di un radiocollare GPS. Damiano Baradel ha spiegato che la supervisione è avvenuta sotto la direzione di Stefano Filacorda, specializzato in grandi felini dell’Università di Udine. Il dispositivo è progettato con un meccanismo di sicurezza: si sgancia all’istante qualora dovesse impigliarsi, ad esempio, su un ramo.
Lo strumento di monitoraggio non comporta rischi per il felino, ma fornisce dati fondamentali per seguire il suo riadattamento e consente l’intervento rapido in caso di problemi o ferite. La liberazione è avvenuta in una località segreta, seguendo il protocollo per la tutela di animali così delicati. Non appena aperta la gabbietta di trasporto, il gatto ha dimostrato il ritrovato pieno stato di forma lanciandosi con una serie di rapidi balzi verso la libertà.