Kshamenk: addio all’orca più sola. Trentatré anni trascorsi in una piccola vasca del parco marino

Kshamenk: addio all’orca più sola. Trentatré anni trascorsi in una piccola vasca del parco marino

Catturata nel 1992, è deceduta dopo 33 anni di cattività in solitudine nel parco Mundo Marino di San Clemente del Tuyú, in Argentina
Catturata nel 1992, è deceduta dopo 33 anni di cattività in solitudine nel parco Mundo Marino di San Clemente del Tuyú, in Argentina
Kshamenk
Kshamenk

Kshamenk: addio all’orca più sola. Trentatré anni trascorsi in una piccola vasca del parco marino. Una notizia che riaccende il dibattito etico sulla detenzione degli animali selvatici nei parchi acquatici arriva dall’Argentina. È deceduto Kshamenk, l’ultimo esemplare di orca tenuto in cattività in Sud America. L’animale, un maschio, è morto ieri, domenica 14 dicembre, all’età di circa 33 anni, a causa di un arresto cardiorespiratorio. Kshamenk risiedeva all’interno del parco marino di San Clemente del Tuyú ed era una delle principali attrazioni del parco stesso. Sebbene l’età di 33-35 anni possa apparire avanzata, per un’orca in natura rappresenta solo la metà della sua aspettativa di vita potenziale.

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La lunga cattività e il mancato rilascio

Nato nell’oceano, Kshamenk viene catturato nel 1992 quando era ancora un giovane cucciolo di appena quattro anni, nella Bahía de Samborombón, e da viene trasferito al Mundo Marino. Per anni, ha condiviso la vasca con un’altra orca, Belén, scomparsa nel 2020. Nonostante l’iniziale necessità di cura e nutrimento a seguito della cattura, l’orca non è mai stata restituita al suo ambiente naturale al termine della riabilitazione. I veterinari del governo argentino avevano espresso parere contrario al rilascio, sostenendo che l’animale fosse diventato troppo dipendente dalle cure umane. Il parco marino stesso ha sempre difeso questa sua posizione.

La solitudine di Kshamenk

Per decenni, Kshamenk ha vissuto in uno stato di solitudine quasi totale, una condizione estremamente penalizzante per una specie sociale come quella delle orche. La sua vasca, definita dagli attivisti come minuscola, è stata più volte oggetto di denuncia per le sue terribili condizioni. Numerose associazioni animaliste hanno infatti condotto una lunga battaglia legale e mediatica per cercare di garantire un destino diverso a Kashmenk. Le proteste si sono concentrate sulla mancanza di stimoli ambientali, fondamentali per il benessere psicofisico dell’orca, e sulle condizioni inadeguate dell’acqua, spesso sporca e con temperature troppo elevate. Sono state lanciate diverse petizioni internazionali e presentati progetti di legge al Congresso argentino con l’obiettivo di trasferire l’orca in un santuario marino, un ambiente protetto e semi-naturale. Nonostante l’impegno globale, il governo argentino ha sempre negato l’autorizzazione al trasferimento. La denuncia di questa negazione è stata ribadita dalle associazioni sui social network al momento della notizia della sua morte.

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