Tradurre l’abbaio dei cani: l’intelligenza artificiale ci aiuterà. La possibilità di comprendere davvero cosa ci dicono i nostri cani non è più solo una fantasia da film. Un gruppo di scienziati dell’Università del Texas ad Arlington, guidato dall’informatico Kenny Zhu, sta lavorando per trasformare abbai, guaiti e ululati in un linguaggio che sia a noi comprensibile. L’obiettivo ultimo è ambizioso: creare un traduttore che permetta la comunicazione bidirezionale con i nostri amici a quattro zampe.
Vuoi ricevere tutte le notizie di vitadacani.info?
Iscriviti ai nostri canali Telegram e Whatsapp
---------
Tradurre l’abbaio dei cani: la decodifica dei suoni
Il professor Zhu, esperto di Natural Language Processing (elaborazione del linguaggio naturale) e sviluppo di Intelligenza Artificiale, ha messo insieme quello che ritiene essere il più grande catalogo audio e video mai creato sulle vocalizzazioni dei cani. Questo enorme archivio di dati è la base per addestrare un modello di intelligenza artificiale.
I primi risultati sono incoraggianti. In alcuni studi pubblicati, i ricercatori hanno isolato potenziali fonemi, ovvero le più piccole unità di suono, e modelli che somigliano a vere e proprie parole. La decifrazione non si concentra solo sul suono in sé. Come nella comunicazione umana, il contesto è fondamentale. Per esempio, un abbaio potrebbe assumere significati diversi a seconda della situazione o dell’attività che il cane sta svolgendo. Se un determinato suono ricorre in correlazione con un’azione specifica, questo fornisce indizi sul suo significato.
Il team ha già trascritto circa cinquanta ore di abbai in sillabe. Sono state identificate alcune potenziali parole canine, come termini associati a gatto, gabbia e guinzaglio. Un aspetto interessante è che il suono di queste possibili parole sembra variare anche in base alla razza del cane stesso.
Linguistica animale e l’importanza della salute
Il progetto non mira soltanto a consentire chiacchiere con Fido come fosse il vicino di casa. Uno degli aspetti più importanti, secondo Zhu, è l’applicazione clinica della ricerca.
Decifrare le vocalizzazioni può fornire indizi precoci sullo stato di salute e sul benessere mentale del cane. Un cambiamento nel tono o nella frequenza dei suoni emessi potrebbe segnalare un disagio fisico o mentale, e permettere così al proprietario di intervenire rapidamente. L’idea è quella di integrare questo sistema in un’app per smartphone o in un dispositivo da indossare.
I ricercatori hanno anche osservato che le capacità linguistiche di un cane possono modificarsi con l’età. Per esempio, uno studio ha rilevato come la durata e la complessità dell’abbaio di un husky aumentino con il passare degli anni.
L’interesse per questa nuova frontiera dell’IA applicata al mondo animale è in crescita. Un altro progetto di Zhu, in collaborazione con la Texas A&M University, si concentra sui bovini, registrati ventiquattr’ore su ventiquattro per analizzare se le loro vocalizzazioni di branco possano rivelare segni di malattia prima che i sintomi siano visibili all’occhio umano. Questo conferma che l’IA è destinata a diventare uno strumento cruciale per la veterinaria predittiva, ben oltre il solo animale da compagnia.